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Operazione Cerberus . Scattano le manette per gli affiliati al clan Emmanuello
Cronaca
Venerdì 03 Luglio 2009 09:47
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Un’indagine partita dai risultati dell’esame autoptico eseguito sul corpo del boss gelese Daniele Emmanuello rimasto ucciso durante il tentativo di cattura da parte degli uomini della squadra mobile di Caltanissetta nel dicembre del 2007 nelle campagne di Villarosa, ha portato all’arresto questa notte di 11 persone

responsabili in concorso dei reati di associazione mafiosa ed estorsione aggravata ai danni di commercianti ed imprenditori di gela.

 

A dare il la alle indagine è stata l’interpretazione di un pizzino, tra i sei ingoiati dal Daniele  Emmanuello prima di morire, ritrovato in sede di esame autoptico nell’esofago del boss di cosa nostra. In quel pezzo di carta si faceva il nome di un certo Sandro,  da intendersi come Sandro Missuto, l’imprenditore gelese che secondo l’inchiesta Cerberus condotta ancora una volta dalla squadra mobile nissena in collaborazione con la dda, ha fatto compiere il salto di qualità alla consorteria mafiosa relativamente alla gestione degli appalti pubblici.  Grazie a Missuto la piovra degli emmanuello si era estesa anche lontano da gela.

L’uomo, arrestato insieme ad altri 10 soggetti gia affiliati alla famiglia mafiosa degli emmanuello,  aveva stretto rapporti di collaborazione con la cosca, diventando per cosi dire il consulte per gli appalti, il ministro ai lavori pubblici di cosa nostra gelese. Dalle indagini è emerso che  Missuto titolare di due ditte di fornitura di calscetruzzo in piu di un’occasione dopo la morte di emmanuello venne a contatto con Maurizio trubia, divenuto il referente della cosca,  stabilendo con lui l’accaparramento dei lavori edili. 

Ma il salto di qualità compiuto grazie a missuto, secondo gli inquirenti è derivato nel corso degli anni  dai suoi collegamenti con una ditta con sede a roma, aggiudicataria di diversi ed importanti appalti per la realizzazione di opere pubbliche in Sicilia , tra le quali , l’ampliamento della discarica di bellolampo a palermo, la costruzione del parcheggio multipiano del tribunale di palermo ed il rifacimento di diverse reti irrigue nelle province di Catania e Siracusa. Da questo connubio la consorteria mafiosa gelese traeva grandi vantaggi. 

Da un lato infatti missuto  curava la messa a posto della ditta con le famiglie di cosa nostra competenti sul territorio dove dovevano essere costruite le opere appaltate, dall’altro  i vertici della ditta affidavano  in via esclusiva  alle ditte collegate a missuto l’esecuzione delle opere appaltate in Sicilia, sotto la tutela e la garanzia della famiglia degli emmanuello.


Le ditte rifacenti a Sandro missuto, nell’ambito dell’operazione cerberus, sono state poste sotto sequestro mentre sono stati compiute numerose perquisizioni nelle sedi siciliane della ditta romana. Dalle indagini, oltre ad emergere lo spaccato reale di come cosa nostra agisse nel settore dell’accaparramento degli appalti pubblici, a gela ma anche in altre zone della Sicilia, sono stati acquisiti altri particolari dell’attiva illecità della cosca e dei ruoli che all’interno di essa rivestivano i diversi soggetti.

Tra questi anche  donne, ed in particolare la madre di Daniele emmanuello, alla quale numerose vittime gelesi di estorsioni chiedevano l’intercessione per non subire le angherie e le pretese estorsive compiute da alcuni affiliati al clan.     Le ordinanze di custodia cautelare hanno riguardato oltre a missuto, angelo Massimiliano bassora, Giuseppe e massimo billizzi, luigi cannizzaro,Stefania cascino, Giuseppe cassarono,crocifisso cavalieri,Giorgio lignite,orazio pirro ,Alessandro rolla e domenico vullo.



 

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